Interessante, senza interessi

L’Associazione Culturale Jak Italia persegue la visione di una finanza libera dagli interessi, i quali costituiscono la base della speculazione finanziaria, uno dei grandi mali del nostro secolo

Avrai altra finanza all’infuori di me “Ipse Dixit”

Lo scorso 15 Ottobre, a Brescia, si tenne una conferenza intitolata “Avrai Altra Finanza All’ infuori di Me: esperienze solidali di finanza alternativa”, organizzata dall’Associazione Culturale Jak Italia in sinergia con il D.E.S. ed il circolo M.D.F. di Brescia.

Di seguito riportiamo i passaggi principali dei diversi interventi che hanno animato la serata:

  • Abd Al Sabur Enrico Turrini, Direttore Generale di Co.Re.Is. (Comunità Religiosa Islamica) Italiana, esperto di finanza islamica. Egli descrive i principi guida della finanza islamica: il valore del capitale non può essere autoreferenziale, autoproduttivo, se il capitale viene da Dio dovrà entrare in un circolo virtuoso, deve essere impiegato per un’azione utile, per finanziare un lavoro un attività, non può essere rendita. Infatti il primo principio della finanza islamica è il divieto di interesse o usura: il capitale non può produrre guadagno da solo ma deve essere introdotto in qualcosa di reale; in luogo dell’interesse vi è quindi la partecipazione agli utili, senza essere così legati al trascorrere del tempo, ma ad una compartecipazione del rischio (contratto di mudarabah). Ci deve essere una circolazione del beneficio, non ci può essere asimmetria tra prestazione e controprestazione, perché non sarebbe “sharia’ compliant”: non si possono emettere obbligazioni su realtà che non hanno valore, su società che sono indebitate, deve sempre esserci un sottostante reale dietro ogni operazione finanziaria. L’elemento discriminante del credito non sono le capacità di restituzione di chi è il ricevente del prestito ma piuttosto la bontà del progetto; ci sono ambiti nei quali non si può esercitare economia come il gioco d’azzardo, la pornografia, il traffico d’armi”. In chiusura: ”Quello che bisogna riuscire a scardinare, come dice anche il titolo del convegno, è la forma idolatrica del sistema finanziario, basato unicamente su una componente univoca quantitativa, (il trascorrere del tempo) dove i portatori di valore sono una minoranza sempre più ristretta impedendo così la circolazione reale della ricchezza”.
  • Alberto Pezzotti, responsabile del Progetto Microcredito della Caritas Diocesana di Brescia. Egli racconta dell’esperienza di microcredito sul territorio bresciano: “Il microcredito Caritas Brescia nasce nel 2008, per la necessità di venire incontro ai bisogni delle persone colpite dalla crisi economica. Abbiamo iniziato a parlare con gli istituti di credito, fin da subito le banche di credito cooperativo si sono dimostrate le più attente, con le quali è stata stipulata una convenzione per la quale a fronte di un euro messo a disposizione come garanzia, si impegnavano a mettere a disposizione un moltiplicatore 4 volte come plafond per erogare microcrediti a famiglie che potevano averne bisogno. Le condizioni sono fuori mercato: Euribor (ad oggi vicino allo zero), spese non ce ne sono, insomma al limite della gratuità. Il vescovo Luciani, sempre molto attento al sociale, ci ha detto due cose da tenere sempre presente: “capillarità” e “credito alle relazioni”. Capillarità come presenza diffusa: nelle 32 zone pastorali (470 parrocchie) di Brescia, in 22 vi sono volontari attivisti già formati, 3 verso la fine dell’anno. Credito alle relazioni declinato in: ascolto, condivisione e accompagnamento. Ascolto, come comprensione della veridicità del bisogno di credito e delle cause di questo bisogno, per risolverlo appieno; condivisione: costruzione del bilancio famigliare condividendo una visione critica dello stile di vita, attraverso l’analisi degli estratti conto bancari; accompagnamento: successivamente all’erogazione del denaro, Caritas monitora l’andamento del rimborso, assumendo il ruolo del “garante morale”. In conclusione: Il mondo bancario continua a finanziare le garanzie, invece  di dare credito alle persone, ma quanto sono reali le garanzie ipotecarie oggi?”.
  • Johannes Kretschmer, membro dell’ufficio di Presidenza di Jak Medlemsbank dal 2008.“Jak, che è l’acronimo di “terra, lavoro, capitale”, è una banca cooperativa, che ha una visione etica sull’economia, incentrata sull’esclusione dell’applicazione dell’interesse. La storia di Jak inizia in Danimarca nel 1931 con l’invenzione di un sistema senza interessi con una propria valuta che dopo un poco è stata messa fuori bando dalla Banca Centrale; in Svezia nasce nel 1965, su ispirazione della realtà danese, come associazione culturale inizialmente, e che si è consolidata con il sistema di risparmio e prestito bilanciato, erogando il primo prestito nel 1970. A volte descriviamo Jak come una persona: la testa simbolizza la libertà di pensiero, il cuore per i valori, come la sostenibilità, le gambe, una è data dalla banca, l’altra dai soci volontari che la animano. Vogliamo che i nostri soci siano informati sull’economia in generale e sulla banca medesima: vi sono 39.000 soci, suddivisi in 23 gruppi locali, i quali fanno attività di formazione e divulgazione. 30 sono gli impiegati che lavorano presso la nostra sede, sita in una piccola città chiamata Skovde. Circa il 95% dei prestiti vanno a persone private, con servizi forniti soprattutto via internet. Perché un’economia senza interessi?: l’interesse sugli interessi si possono rappresentare con una funzione esponenziale, difficile da capire senza essere matematici come i soldi possano crescere in questo modo, col 3% ogni 30 anni il denaro raddoppia, l’economia reale non cresce con la stessa velocità. Le commissioni, fissate tra il 3,5% – 4%, sono fisse, non consideriamo la commissione interesse in quanto non ridistribuisce capitale, poichè il risparmio non è remunerato. L’attività dei soci è importante poiché non investiamo molto in pubblicità e sono loro il nostro grande canale pubblicitario.”
  • Pietro Ghetti, dipendente di Banca Etica, inizia così il suo intervento:E’ la prima volta che mi capita di incontrare realtà diverse della finanza etica, vedere sotto vari punti di vista realtà diverse con finalità comuni. Banca Etica è una banca popolare e cooperativa, nata in Italia e che opera anche in Spagna, nel 1999, grazie all’apporto dei soci fondatori che hanno versato il capitale quasi a “fondo perduto”, forti di un sogno. Ha sede a Padova, con 17 filiali I principi ispiratori: principio cooperativo “una testa un voto”, limite al possesso di azioni, la raccolta fatta solo in determinati settori. Trasparenza: pubblica sul sito tutti i finanziamenti (unica in Italia), a chi diamo i nostri soldi. La differenza sta nel ruolo del socio/risparmiatore: diviene responsabile del proprio denaro (non più quanto mi dai ma dove li metti), il risparmiatore influenza le scelte di investimento della banca. Chi non finanziamo: le attività che possono recare danno alla persona (armi, gioco d’azzardo), attività che non rispettano i diritti fondamentali delle persone,. Chi finanziamo: la cooperazione, i progetti di microcredito nel sud del mondo, agricoltura biologica, Altro punto peculiare è la valutazione socio-ambientale dei finanziamenti: la partecipazione democratica, trasparenza, pari opportunità, rispetto dell’ambiente, dei diritti dei lavoratori ed il legame territoriale. Una riflessione sul concetto di interesse: chiediamo l’interesse, basso, minimo ma necessario, perché l’importante è chiedere un interesse equo, non alto, che consenta alla persona di restituire il credito. Una banca che sta crescendo molto, nel giro di 20 anni da 15 dipendenti a 250 dipendenti. L’obiettivo finale è che le altre banche cambino, perché anche un loro minimo cambiamento darebbe effetti positivi sul sistema. Il nostro motto è che “l’interesse più alto è quello di tutti”.
  • Giovanni Acquati, presidente e fondatore di Soliles, coordinatore del tavolo “Servizi sovrastrutturali” della R.E.S. (Rete Economia Solidale), impegnato da più di 30 anni nel campo della finanza etica. Inizia con la sua storia personale: ”dopo 10 anni di banca tradizionale, nel 1980 ho lasciato per fondare una M.A.G., a Milano, di cui sono stato presidente per 26 anni, fino al 2006. Nel frattempo mi sono occupato delle reti di economia solidale: per me importante unire finanza ed economia, dare un senso all’uso del denaro. In questo mondo (economia solidale) di 500.000 persone in Italia, una percentuale irrisoria aderisce a forme di risparmio differenti, perché? La comodità della banca sottocasa, perché non ci si pone il problema? Chi ha del denaro decide a chi darlo, il grande Zanotelli dice che “anche quando uno compra vota”, ma uno lo favorisce se ne è consapevole.. spesso le nostre azioni sono inconsapevoli. La finanza è profondamente un problema culturale: le uniche leggi immutabili sono quelle della natura, perché sono processi che è difficile cambiare, posso solamente guidarlo, mentre tutto ciò che è prodotto dalla mente umana è possibile cambiarlo, anche se ci fanno credere che ci sono leggi economiche assolute, non credeteci, vogliono togliervi la capacità di scegliere, so che è difficile entrare nel gioco, soprattutto quando si parla di denaro.  Liberiamoci da questo dogma, il denaro è della comunità, deve essere a disposizione della gente, strumento di sviluppo, quando lo si assolutizza, si perde il suo senso, il suo significato. Tra le altre cose che mi sto occupando, è quello di cercare di sviluppare pratiche senza l’uso del denaro, come Sardex, che sta esplodendo in termini di operatività. E’ tutto un modo questo per tentare di affrontare un problema: come mantenere vive le relazioni su un territorio, la finanza dovrebbe essere un sistema che facilita questo scambio, purtroppo è diventato un gioco, denaro da denaro, non lo possiamo accettare, in sostanza dobbiamo renderci consapevoli che qualcosa di diverso si può fare”.
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